1. Il sovranismo italiano sulla pelle delle persone migranti
Nel dicembre 2022, il governo Meloni aveva dichiarato unilateralmente che non avrebbe più accettato richiedenti asilo provenienti da altri stati membri, tuttavia, la Corte di Giustizia Ue ha affermato che tale condotta viola il diritto internazionale.
“Il caso concreto riguardava un cittadino siriano che aveva chiesto asilo in Germania. Berlino aveva domandato all’Italia di prenderlo in carico, ai sensi del citato regolamento. L’Italia non aveva risposto: in base a tale regolamento, in caso di mancato riscontro la richiesta deve considerarsi tacitamente accettata. Ma il trasferimento non era comunque avvenuto […]. Secondo la Corte, lo Stato membro designato come competente in base ai criteri del regolamento non può sottrarsi, con un semplice annuncio unilaterale, alle responsabilità derivanti dal sistema Dublino. Se fosse ammesso il contrario, osserva la Corte, verrebbe compromesso il buon funzionamento del meccanismo comune”, scrive la giornalista Vitalba Azzollini su Domani.
E ancora: “Il rischio è che scelte presentate dal governo attuale come prova di fermezza sul terreno dell’immigrazione finiscano per tradursi, a seguito dell’eventuale procedura di infrazione e della relativa sanzione, non solo in conseguenze politiche o reputazionali, ma anche in costi finanziari destinati a gravare sulla collettività. Il sovranismo, rivendicato come difesa dell’interesse nazionale, rischia quindi di produrre un risultato opposto, penalizzando gli interessi dei cittadini, sui quali sarebbe trasferito il prezzo di una strategia di chiusura delle frontiere costruita in violazione della disciplina europea”.
2. La criminalizzazione del cosiddetto “scafista”
Ogni volta che si parla di sbarchi, si accusano sempre presunti “scafisti”. Eppure da anni, chi si occupa del tema, dimostra come questa modalità sia un modo per criminalizzare le persone migranti tutte.
“I dati raccolti [dal report Dal Mare al Carcere di Arci Porco Rosso] mostrano che durante il 2025, in Italia, sono avvenuti 467 arresti per il reato di “facilitazione dell’immigrazione irregolare” previsto all’art. 12 del Testo Unico Immigrazione (TUI) e 97 persone sono state arrestate appena sbarcate. Secondo i dati raccolti nel report, non esiste carcere in cui non ci sia qualcuno criminalizzato per aver facilitato la libertà di movimento” scrive Maria Giuliana Lo Piccolo su Melting Pot Europa.
“Secondo gli autori del Contro dizionario, «la criminalizzazione del capitano mostra come le logiche repressive europee si riproducono sull’altra sponda del mediterraneo: esperienze lavorative pregresse o gesti contingenti diventano prove di colpevolezza. Per questo una volta che le barche sono in vista del soccorso i capitani tornano a confondersi nell’equipaggio, protetti spesso dai passeggeri. In questi casi, quindi, il soggetto non organizza il traffico, non appartiene a strutture criminali e non gestisce l’operazione, ma è l’unico che le autorità riescono a individuare, così su di lui si riversa tutta la domanda collettiva di repressione, diventando un vero e proprio capro espiatorio”.
3. Aumentano le persone rifugiate in Libano
A due settimane dall’inizio della rapida escalation dei bombardamenti e delle incursioni di terra israeliane in Libano, oltre un milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Interi villaggi nel sud del Libano si sono svuotati, mentre nei quartieri della periferia meridionale di Beirut si è assistito ancora una volta a residenti che caricavano i propri averi nelle auto e fuggivano in seguito agli ordini di evacuazione di massa.
“Lavoratori domestici migranti, rifugiati senza documenti e altri lavoratori migranti provenienti da paesi africani e asiatici vengono respinti dai centri di accoglienza, lasciati ad affrontare la guerra in gran parte da soli. Ancora una volta, le persone vengono escluse dai sistemi di aiuto formali perché non rientrano nelle categorie in cui l’assistenza umanitaria viene solitamente organizzata”, scrive Jasmin Lilian Diab, direttrice dell’Institute for Migration Studies, Lebanese American University, sul New Humanitarian.
E ancora: “Nei primi giorni dell’ultima ondata di sfollamenti , molte persone in fuga dai bombardamenti si sono dirette verso gli stessi rifugi di emergenza sparsi per il Paese. Questi rifugi ufficiali sono gestiti dal governo e, in alcuni casi, dall’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, con aiuti forniti da o in collaborazione con varie agenzie delle Nazioni Unite e Ong”.
4. Uno studio rileva che il razzismo è aumentato in Germania
Un istituto di ricerca tedesco ha rilevato un’elevata incidenza di pregiudizi a sfondo razziale, affermando che una persona su tre esprime apertamente opinioni razziste. L’indagine ha evidenziato come questo fenomeno influisca in particolare sul livello di fiducia nelle istituzioni governative.
“Il Centro tedesco per la ricerca sull’integrazione e la migrazione (DeZIM) ha riferito che, secondo un recente sondaggio condotto dallo stesso ente, le opinioni razziste sono più diffuse di quanto si pensasse in precedenza, con i gruppi di immigrati in Germania che nutrono all’incirca le stesse tipologie di opinioni discriminatorie con una frequenza simile a quella delle persone nate in Germania. Oltre il 36% di tutti i partecipanti al sondaggio si è dichiarato d’accordo con l’affermazione che le “razze” umane esistano. Tuttavia, questa particolare visione dell’evoluzione umana è stata scientificamente smentita da tempo”, riporta Info Migrants.
E ancora: “I ricercatori coinvolti nello studio hanno classificato le esperienze discriminatorie in due tipologie diverse: gli episodi manifesti includevano insulti diretti, molestie, minacce o aggressioni fisiche, mentre le forme più sottili di discriminazione comprendevano comportamenti come ricevere sguardi ostili, essere trattati con scarso rispetto o subire l’esclusione sociale. In entrambe le categorie, gli individui di colore e di fede musulmana hanno riferito di aver subito livelli sproporzionatamente elevati di esperienze negative, in particolare nell’interazione con le istituzioni pubbliche e le autorità governative”.
5. La profilazione razziale come prassi negli Usa
L’agenzia statunitense per l’immigrazione e le dogane (ICE) ha affermato che quasi 200 persone, “i peggiori criminali stranieri clandestini”, sono state arrestate a Nashville. I documenti rivelano che la polizia stradale del Tennessee e l’ICE hanno effettuato controlli basati sulla profilazione razziale degli automobilisti e che la maggior parte di loro non aveva precedenti penali.
“Analizzando i video dei passanti, i filmati della polizia e le coordinate geografiche presenti nei rapporti sugli incidenti della Polizia Stradale, siamo stati in grado di mappare le aree di Nashville prese di mira dagli agenti della Polizia Stradale e dall’ICE. Inoltre, a Memphis abbiamo esaminato centinaia di verbali di arresto presentati nelle prime cinque settimane di attività della Memphis Safe Task Force, dal 29 settembre al 3 novembre. Isolando le accuse di “resistenza all’arresto”, abbiamo identificato 75 distinti inseguimenti in auto”, riporta Lighthouse Reports.
“A Nashville, la maggior parte delle persone arrestate e deportate erano di origine latina. Gli agenti della polizia stradale e dell’ICE sembrano aver effettuato controlli basati sulla profilazione razziale degli automobilisti durante l’operazione. “Questo potrebbe riempirci”, dice un agente della polizia stradale a un agente dell’ICE nella sua auto di servizio. “Di sicuro non parlano inglese”. I registri mostrano anche che i controlli stradali hanno portato a poche azioni penali o infrazioni al codice della strada, nonostante i funzionari del Tennessee e l’ICE affermassero che l’operazione fosse finalizzata alla sicurezza pubblica e all’arresto dei “peggiori tra i peggiori”.









