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Dopo Ceuta una nuova stretta sull’asilo dell’Unione europea

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21 settembre 2026 - Lorenzo Di Stasi
Lo scorso 16 settembre si è tenuta una sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. Si è parlato anche di quanto avvenuto a Ceuta ed è stata approvata una risoluzione non legislativa, approvata con i voti di conservatori, destra ed estrema destra.

A quasi due mesi dall’arrivo di circa 80mila persone dal Marocco nell’enclave spagnola di Ceuta, quanto accaduto è ancora tema di dibattito – spesso polarizzante – nell’Unione europea. Negli ultimi giorni si è ridiscusso il funzionamento delle frontiere e l’accesso alla protezione internazionale.

La sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo è stata il teatro di queste discussioni. Il 16 settembre, durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto, rivolgendosi direttamente ai cittadini e alle autorità spagnole, che “il confine di Ceuta è un confine europeo. Perché Ceuta è Spagna. Ceuta è Europa. E l’Europa sarà al vostro fianco. Il punto è che l’unica soluzione è una soluzione europea. E questa è il Patto sulla migrazione e l’asilo”.

Al di là degli slogan, la presidente dell’esecutivo Ue ha poi annunciato la proposta di un nuovo “European Emergency Response Framework”, un quadro di emergenza da poter essere usato dagli stati membri in caso di afflussi improvvisi e massicci alle frontiere esterne. Secondo quanto spiegato dalla presidente, il meccanismo potrebbe prevedere una flessibilità, limitata nel tempo e rigidamente definita, delle procedure ordinarie di asilo.

In altre parole, una nuova proposta legislativa da presentare a breve permetterebbe di rimpatriare i migranti più velocemente senza doversi preoccupare della concessione dell’asilo. Se la misura dovesse essere confermata a livello europeo, andrebbe contro i principi dei diritti dei rifugiati presenti nella Convenzione di Ginevra. In particolare, il concetto di non-refoulement stabilisce che un rifugiato non deve essere rimandato in un paese in cui la sua vita o la sua libertà sono seriamente minacciate.

Von der Leyen ha anche auspicato di rafforzare Frontex, l’agenzia di controllo delle frontiere esterne europee, ma non ha menzionato un aumento del personale, come aveva richiesto in precedenza. Resta però da capire di quante unità verrà aumentato il personale dell’agenzia e quali eventuali nuovi poteri possa avere.

“Quando l’Europa rifiuta di aprire vie realistiche, sicure e regolari per raggiungere il continente, le persone sono costrette ad affrontare viaggi pericolosi e possono essere trasformate in uno strumento di pressione politica, anche da parte di regimi autoritari”, ha commentato l’advocacy officer dell’Ong PICUM, Silvia Carta.

Il dibattito sul tema è proseguito il 17 settembre, una risoluzione non legislativa è stata approvata dall’emiciclo dell’Eurocamera. Il testo finale è passato con 339 voti a favore, 225 contro e 16 astenuti, sostenuto da una maggioranza ancora una volta di conservatori, destra ed estrema destra.

L’iniziale proposta di risoluzione presentata dagli eurodeputati dello spagnolo Esteban González Pons e della tedesca Lena Düpont per il gruppo del Partito Popolare Europeo, porta nel titolo due espressioni destinate a pesare nel dibattito dei prossimi mesi: “attacchi ibridi” e “strumentalizzazione dei migranti”. Oltre a usare linguaggio quasi militaresco col verbo “invadere” in un passaggio del preambolo.

Gli eventi di fine luglio sono stati come una “minaccia all’integrità territoriale della Spagna”. Nel testo però non c’è alcuna menzione del fatto che nessun migrante ha raggiunto la penisola spagnola, essendo Ceuta stessa in Africa e fuori dall’area di libera circolazione di Schengen e quindi con controlli alle frontiere marittime e aeree. Non c’è stata, altresì, condanna del fatto che prima l’Italia e poi la Spagna abbiano riattivato i controlli alle frontiere. Il codice Schengen, cita infatti che “la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne è una misura di ultima istanza, che deve essere limitata a situazioni eccezionali e deve rispettare i principi di necessità e proporzionalità”.

Gli eurodeputati hanno espresso cordoglio per almeno 141 morti e, d’altro canto, chiedono di rafforzare le forze di polizia e di sicurezza nella città, osservando che l’ordine pubblico e la sicurezza restano a rischio; inoltre – continua l’eurocamera – il governo spagnolo dovrebbe utilizzare pienamente e in maniera efficace i finanziamenti di emergenza dell’UE accordati dalla Commissione e il sostegno operativo delle agenzie dell’UE. La Commissione Ue aveva annunciato il 9 settembre scorso di avere dato alla Spagna 114 milioni di euro per supportare la gestione di Ceuta.

Nel testo si afferma pericolosamente anche un’espressione mai finora corroborata dai fatti, proposta dal gruppo Patrioti per l’Europa dove siede la Lega. Il Parlamento Ue infatti “esprime seria preoccupazione per la politica di regolarizzazione su larga scala attuata dal governo del Presidente Pedro Sánchez, che funge da fattore di attrazione e invia un messaggio sbagliato ai potenziali migranti e alle reti criminali di traffico di migranti”. Inoltre, si “invita la Commissione a valutare, in collaborazione con gli Stati membri, il possibile impatto transfrontaliero dei programmi nazionali di regolarizzazione di massa sui movimenti secondari, nonché sul funzionamento e sulla sicurezza dello spazio Schengen”.

Un recente studio del 2024, non corrobora infatti questa tesi. I tre ricercatori spagnoli Ferran Elias, Joan Monras e Javier Vázquez-Grenno non hanno rilevato un aumento significativo dell’immigrazione in seguito alla regolarizzazione di 700 000 persone da parte della Spagna nel 2005; i movimenti migratori erano principalmente correlati alle precarie condizioni economiche nei paesi di origine e alle opportunità offerte dal paese di destinazione.

Etichettato con:Ceuta, migranti, Parlamento Europeo

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