Il 25 febbraio 2026 a Milano è stato presentato il 31esimo Rapporto sulle Migrazioni di Fondazione ISMU (scaricabile in open access). La pubblicazione contiene dati statistici e vari approfondimenti su flussi, persone migranti già presenti sul territorio, accesso alla cittadinanza e percorsi di inclusione, con un focus su scuola, lavoro, salute e religione. Nella terza parte del rapporto, si approfondisce invece la posizione dell’Italia e dell’Unione Europea rispetto alle migrazioni forzate frutto di dinamiche geopolitiche regionali e internazionali. Infine, vengono riportati i risultati di alcune ricerche applicate, fornendo punti di vista specifici nell’osservazione delle migrazioni.
In occasione del lancio di questa pubblicazione, abbiamo intervistato Guia Gilardoni, ricercatrice che coordina lo sviluppo di progetti di ricerca internazionale della Fondazione. Insieme abbiamo approfondito il contributo che ISMU sta dando rispetto al tema della criminalizzazione della solidarietà.
Nel rapporto, cosa emerge rispetto alla criminalizzazione?
“Fondazione ISMU ha iniziato ad occuparsi di questo tema tramite il progetto WING, cofinanziato dal programma CERV dell’Unione Europea, grazie a cui diventa possibile potenziare il monitoraggio annuale dei casi di criminalizzazione fatto da PICUM, ampliando la copertura geografica grazie a un consorzio di progetto che copre Grecia, Italia, Francia, Polonia e Ungheria.
Nel Rapporto ISMU di quest’anno abbiamo descritto come, nell’Unione Europea e in Italia, le azioni di aiuto alle persone migranti vengano sempre più spesso trattate come reati. Questo avviene attraverso strumenti penali, amministrativi, istituzionali e discorsivi che colpiscono ONG, volontari e cittadini solidali.
Attraverso la criminalizzazione, la solidarietà – principio fondante dei diritti umani – viene ridefinita dalle politiche migratorie europee in modo funzionale alla gestione dei flussi, generando uno scarto tra solidarietà come valore universale e solidarietà come “compensazione” tra Stati.
Gli ambiti della criminalizzazione sono vari, come l’uso estensivo del reato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, sequestri di navi, restrizioni d’accesso ai centri, diffamazione pubblica e si declinano in esempi concreti che coinvolgono persone e organizzazioni.
Infine, il fenomeno viene letto come parte di una più ampia governance della crisi, che normalizza la sospensione dei diritti per le persone migranti e restringe lo spazio civico, con un forte effetto deterrente su chi pratica la solidarietà. Il testo conclude illustrando l’impegno di ISMU nel monitorare e contrastare questa tendenza a livello europeo.”
Che conseguenze ha questo processo di criminalizzazione?
“La criminalizzazione della solidarietà ha effetti ampi e duraturi sullo spazio civico europeo in quanto costituisce una limitazione del diritto della libertà di espressione e mette in discussione tutta un’altra serie di diritti. Sono molti gli esempi che si potrebbero fare. Tra i casi più recente, quello che vede coinvolti alcuni medici del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, che avevano rilasciato certificati attestando la non idoneità al trasferimento nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) di alcune persone migranti. L’indagine aperta dalla Procura di Ravenna ipotizza il reato di falso ideologico continuato in atti pubblici, ritenendo che tali certificazioni possano non corrispondere ai requisiti previsti dalla normativa. Immediate le reazioni della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) che sostiene che certificare la non idoneità di una persona vulnerabile a un contesto potenzialmente dannoso per la salute non rappresenta un abuso della professione ma un’applicazione del codice deontologico e del principio medico di non maleficenza.
Se osserviamo questo caso a partire dal punto di vista dell’erosione dello spazio civico, risulta evidente come almeno tre diritti fondamentali vengano messi in discussione:
- l’autonomia e l’indipendenza professionale dei medici sancita nell’art. 33 Costituzione;
- il diritto alla salute delle persone immigrate che è universale e non legato allo status giuridico;
- il diritto alla libertà personale, anch’esso sancito dalla Costituzione nell’art. 13.
Ecco, quindi, che la criminalizzazione della solidarietà non riguarda solo i migranti, ma anche e direttamente le cittadine e i cittadini europei.
La letteratura richiama spesso precedenti storici emblematici, come la Underground Railroad negli Stati Uniti o le reti di sostegno agli ebrei durante il nazismo: contesti in cui la solidarietà entrava in conflitto con decisioni politiche fondate sulla sospensione dei diritti per specifici gruppi di persone – gli afroamericani nel primo caso, gli ebrei nel secondo. Anche oggi assistiamo a una dinamica che merita attenzione: la sospensione o la limitazione dei diritti si applica alle persone migranti, progressivamente escluse dal pieno godimento delle garanzie fondamentali. E quando i diritti vengono sospesi per alcuni, diventa plausibile che vengano sospesi anche per altri, come ad esempio per chi prova a difenderli.”
Le leggi trovano spesso giustificazione nelle narrazioni dei fenomeni. In che modo possiamo agire sulla narrazione nel contesto della criminalizzazione?
“Il termine “criminalizzazione della solidarietà” già è fuorviante, perché contiene la dimensione dell’illegalità, del reato. È necessario trovare altre parole e bisogna farlo trovando altri significati che abbiano un senso nella narrazione collettiva. Per esempio, sarebbe più corretto parlare di “solidarietà criminalizzata”, oppure “difesa dei diritti umani criminalizzata”, senza però cadere nel buonismo. Ad ora, mancano ancora le parole per comunicare il significato ultimo che questo fenomeno comporta. È necessario condividere significati nuovi.”









