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Homepage >> Approfondimento >> Le rotte migratorie viste da migranti e trafficanti: il Rapporto del Mixed Migration Centre

Le rotte migratorie viste da migranti e trafficanti: il Rapporto del Mixed Migration Centre

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10 gennaio 2026 - Ilaria Romano
Quasi un quarto dei migranti a livello globale, il 24%, riceve da un trafficante le prime informazioni sul viaggio che dovrà affrontare, e la percentuale sale al 30% durante il percorso, suggerendo che il ruolo delle reti di “facilitatori” come fonte di orientamento cresce nel corso della rotta intrapresa. Ce ne parla Ilaria Romano.

Il Mixed Migration Centre MMC di Ginevra ha appena presentato il Rapporto “How smuggling really works: drivers, operations and impacts”, che mette in luce il ruolo dei trafficanti nelle rotte migratorie e la percezione che ne hanno i migranti. Il Centro di ricerca utilizza il termine “smuggler” (trafficante) per indicare colui che si occupa di diverse attività retribuite, o compensate in qualche modo da chi le utilizza, che facilitino la migrazione irregolare, come l’attraversamento di confini internazionali, posti di blocco interni ad un paese, fornitura di documenti, servizi di trasporto e alloggio. Un’accezione più ampia di quella contenuta nel Protocollo delle Nazioni Unite che definisce trafficante colui che, nel contesto della migrazione, «procura l’ingresso irregolare di un migrante in un paese di cui non è cittadino o residente, di solito per un guadagno finanziario, materiale o di altro tipo, con poca o nessuna considerazione per la sicurezza e il benessere della persona». 

Attraverso 80 mila questionari sottoposti a persone in movimento in differenti aree del mondo, dal 2019 al 2025, e 450 interviste realizzate ad altrettanti trafficanti nell’Africa occidentale e settentrionale, è stato possibile tracciare un quadro dettagliato sul funzionamento delle reti di emigrazione irregolare, a partire dalla decisione del soggetto che decide di lasciare il proprio paese. Una scelta che nel 45% dei casi avviene in maniera autonoma, nel 49% sotto l’influenza di familiari, amici o conoscenti e solo nel 6% sotto l’influenza di un trafficante. 

Prima della partenza

La raccolta di informazioni preliminare avviene attraverso la rete personale di conoscenze dirette, in particolare di amici e parenti che si trovano già in altri paesi e che possono condividere la propria esperienza. C’è anche chi cerca informazioni on line, e chi parla con chi è tornato in patria dopo un’esperienza migratoria. I trafficanti diventano la principale fonte di aggiornamento rispetto a rotte, costi, destinazione e rischi, anche se non sempre le informazioni si riveleranno corrette e aggiornate. Ricorrere a una figura esperta, in assenza di opportunità accessibili per la migrazione legale, rende idealmente più semplice il percorso, almeno per il 44% dei rispondenti, che molto spesso non sono in grado di valutare da soli rischi e opportunità. 

Tra tutti i rifugiati e migranti intervistati nel mondo, il 63% dichiara di essersi rivolto a un trafficante per almeno una parte del viaggio, con percentuali leggermente più alte fra gli uomini (66%) rispetto alle donne (58%). In Yemen, Grecia, Indonesia, e ovunque ci siano da compiere delle traversate via mare, il ricorso a un facilitatore è praticamente inevitabile, come pure accade negli attraversamenti delle zone desertiche, impossibili da compiere in autonomia. Dalle interviste emerge anche che i soggetti più giovani, con bassi livelli di istruzione e che fuggono da aree di conflitto e violenze sono quelli che hanno maggiori probabilità di chiedere aiuto ai network di trafficanti. Rispetto alle aree di provenienza, lo ha fatto la totalità delle persone emigrate dal Corno d’Africa, il 51% dei cittadini dell’Africa dell’Ovest e l’89% di coloro che hanno attraversato il mare dall’Africa dell’Ovest alle Canarie. 

Il viaggio

Dalla ricerca del Mixed Migration Centre emerge che i migranti si muovono con i trafficanti quando si trovano di fronte a rotte molto lunghe e pericolose: circa tre quarti degli utilizzatori riferiscono di aver attraversato un posto ad alto rischio almeno una volta durante il loro viaggio, e di aver visto nel trafficante una fonte di protezione, quando in realtà il ricorso ai facilitatori delle rotte illegali è associato a un maggiore rischio di subire violenze e abusi, di essere coinvolti nella tratta di esseri umani, nella detenzione a scopo di estorsione, nello sfruttamento sessuale o del lavoro forzato. 

Il punto di vista dei trafficanti

Dei 458 trafficanti intervistati tra Ovest e Nord Africa fra dicembre 2024 e marzo 2025, il 61% ha dichiarato di aver iniziato a lavorare con i migranti per avere un guadagno migliore rispetto a quello offerto da altri impieghi disponibili nella propria zona, e quasi la metà del campione (48%) ha espresso anche il desiderio di aiutare le persone in difficoltà come seconda motivazione. La maggior parte (52%) è stata coinvolta nella gestione delle rotte migratorie da amici o conoscenti, che gli hanno offerto la possibilità di collaborare, il 10% da un familiare, mentre altri (15%) hanno deciso di cominciare l’attività in maniera indipendente. Il 19% è stato contattato direttamente dai migranti, e il restante 4% non ha specificato come ha intrapreso l’attività. 

Per il 22% dei trafficanti questo lavoro rappresenta la principale fonte di reddito della propria comunità locale, e per il 45% non è la più importante ma è comunque centrale, dato che il guadagno medio mensile derivante dai proventi del traffico di esseri umani si aggira intorno ai 2 mila dollari. Il 61% del campione ritiene che la domanda di servizi di trasporto/facilitazioni lungo le rotte migratorie sia in aumento, data la crescita costante della domanda e le misure di sicurezza alle frontiere sempre più restrittive.

I costi

I costi delle tratte possono variare sensibilmente: per muoversi all’interno dell’Africa Occidentale si spendono circa 60 dollari, mentre l’attraversamento del Golfo di Aden, dal Corno d’Africa allo Yemen, costa 288 dollari; per spostarsi dall’Afghanistan al Pakistan servono 400 dollari, e per arrivare da Kabul all’Indonesia se ne devono investire 5 mila. In alcuni casi, come accaduto nel passaggio di frontiera dalla Siria alla Turchia negli anni passati, anche tratte brevi hanno comportato spese altissime (4.500 dollari). I trafficanti ammettono che i costi crescono in base ai servizi offerti e alla situazione di sicurezza lungo la rotta, spesso influenzata dai controlli governativi. Il 57% dei rispondenti ha affermato di aver aumentato le tariffe nell’ultimo anno, a causa dei rischi sempre più alti e della necessità di adattarsi a nuove rotte. Nell’46% dei casi il migrante paga in anticipo il compenso pattuito, mentre il 48% paga lungo la rotta e solo il 6% all’arrivo alla destinazione finale.

Nel caso venga richiesto solo un acconto prima del viaggio, una pratica comune soprattutto in Nord Africa è quella di trattenere il “cliente” fino al saldo completo. Parallelamente ai migranti, le reti di smuggling lavorano anche nell’ambito di attività illecite come il traffico di droga, il contrabbando di sigarette e alcolici e lo sfruttamento sessuale. Ma riguardo le rotte migratorie, le principali prestazioni sono il transito attraverso i confini, la fornitura di vitto e alloggio, la gestione dei rapporti con i funzionari di frontiera e dei centri di detenzione, che spesso giocano un ruolo cruciale lungo le rotte. 

Trafficanti e autorità

Il 57% dei trafficanti intervistati ha ammesso di avere contatti con i funzionari statali lungo la rotta, che si tratti di polizia di frontiera, militari, personale dei centri di detenzione, operatori socio-sanitari: dietro pagamento di una tangente, questi soggetti sono in grado di fornire informazioni sui luoghi dei pattugliamenti, di rilasciare persone in stato di detenzione, di fornire documenti o di non fare indagini su quelli che gli vengono sottoposti. 

L’Alleanza Globale contro il traffico dei migranti

Recentemente, lo scorso 9 dicembre, la Commissione Europea ha ospitato la seconda conferenza internazionale dell’Alleanza globale contro il traffico di migranti, che riunisce 80 delegazioni di stati Ue e loro partner internazionali, e in questa occasione è stato ribadito come la tratta di esseri umani sia un business stimato fra i 5,5 e i 7 miliardi di euro all’anno. I dati presentati parlano di una diminuzione degli attraversamenti irregolari delle frontiere Ue del 26% rispetto al 2024, e dell’arresto di 13.500 soggetti ritenuti trafficanti, e dunque di un successo dell’azione di prevenzione e risposta contro il fenomeno. Eppure, come dimostra il sondaggio di MMC, la domanda dei migranti che si rivolgono a canali sommersi per affrontare il viaggio è in aumento. Nel frattempo l’offerta impara ad adattarsi e, nonostante i trafficanti siano i primi destinatari delle misure coercitive messe a sistema dalle politiche anti-traffico, oltre la metà di quelli intervistati dichiara di non essere mai stato interrogato, fermato o arrestato, e anche chi lo è stato, ha finito con il pagare una tangente per essere rilasciato e in breve tempo ha ripreso ad operare. 

Un altro elemento da evidenziare è che a differenza di quanto sia comune pensare, i trafficanti non giocano un ruolo attivo nel “reclutamento” dei migranti che affrontano il viaggio, ma molto più di frequente vengono contattati da chi ha deciso di partire o dai loro familiari. 

Anche gli ultimi dati Frontex relativi al 2025 (fino al mese di novembre) parlano di una flessione del 25% degli ingressi irregolari nell’Ue rispetto al 2024: un calo generale dovuto alla riduzione del numero di persone che transitano dall’Africa Occidentale e dai Balcani Orientali.

Gli attraversamenti lungo la rotta del Mediterraneo Centrale, con un lievissimo calo dell’1%, sono pressoché invariati, nonostante i controversi accordi di cooperazione con i paesi del Nord Africa come Tunisia e Libia, da dove nel frattempo si è aperto e implementato un altro corridoio, quello verso Creta, che ha visto un aumento del 260%. A conferma che il contrasto al fenomeno del “traffico” in termini prettamente repressivi non sarà mai risolutivo, in assenza di opzioni sicure alternative per chi, comunque, decide di mettersi in viaggio.

 

Foto via Wikimedia/CreativeCommons

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