Nell’indagine sono stati inclusi il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Avvenire, Il Fatto Quotidiano e Il Giornale, che complessivamente hanno dedicato 985 notizie in prima pagina al fenomeno migratorio, con un incremento del 10% rispetto al 2024. Il più consistente lo ha registrato Il Giornale (+62%), che è passato da 116 a 188 titoli, anche se l’Avvenire si è confermato come testata più interessata alla tematica con 255 articoli.
Lo scorso anno ha mostrato dei picchi di attenzione a gennaio e febbraio, in concomitanza con il caso Al Masri, il generale libico arrestato in Italia su mandato della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità e poi rilasciato e rimpatriato con un volo di Stato, e di nuovo a giugno, con il referendum sulla cittadinanza, e a luglio e agosto, con l’attivazione dei corridoi umanitari dai Territori Palestinesi occupati.
Fra gli eventi raccontati con regolarità, oltre all’assedio di Gaza e le conseguenze sulla popolazione sottoposta a bombardamenti sistematici e al blocco degli aiuti umanitari, c’è stato l’accordo Italia-Albania per il trattenimento dei migranti e l’esternalizzazione della gestione delle procedure di asilo e rimpatrio.
Migrazioni e allarmismo
Il Rapporto mette anche a confronto i dati degli ultimi dieci anni, rilevando la prevalenza di una narrazione allarmistica, che nel tempo ha associato le migrazioni al rischio terrorismo, alla criminalità e alle situazioni di devianza e persino all’allarme sanitario durante il periodo della pandemia. Dal 2015 al 2025 i toni dei titoli si sono via via stemperati, e se quelli che gridavano all’allarme erano il 47,6% del totale dieci anni fa, oggi si fermano all’11,2%, seppure con un leggero rialzo rispetto al 2024 (2,8%).
Primo in classifica per numero di titoli allarmistici è Il Giornale, con 3 articoli su 10 che si concentrano sulla dimensione securitaria dell’immigrazione irregolare: sorveglianza e controllo delle frontiere, esternalizzazione dei confini, espulsioni di migranti, episodi di criminalità associati a cittadini stranieri.
Il lessico utilizzato dalla stampa
La parola più usata nei titoli nel 2025 è stata migrante (579 volte), seguita da Albania (197), Trump (180), Unione Europea (156), Italia (178), Gaza (155), Meloni (149). Molto frequente anche l’uso di uccidere (136), antisemitismo (121) e razzista (121).
Meno presenti invece i termini che fanno riferimento agli arrivi di migranti via mare, come sbarco (78 volte) e mare (54), un’incidenza minore che suggerisce la sovrapposizione del racconto politico e geopolitico su quello dei flussi.
L’analisi lessicale nel decennio ha fornito la possibilità di tracciare un percorso in evoluzione delle strategie discorsive usate dai quotidiani per rappresentare il fenomeno migratorio: ciò che è emerso è un graduale cambiamento del lessico in una cornice costante, quella dell’emergenza permanente, che passa dal livello locale a quello internazionale, dalla cronaca alla politica, ma che non si discosta dalla lettura pregiudiziale di migrazione come evento problematico.
Nel corso degli anni la parola più usata è stata infatti emergenza, insieme a muro, allarme, sicurezza, crisi, minaccia, invasione. Queste sette parole compaiono complessivamente 5.925 volte nei titoli pubblicati fra il 2013 e il 2025.
L’analisi del lungo periodo ha consentito anche di comparare la frequenza di copertura delle notizie con quella degli arrivi di persone migranti: nel 2019 e nel 2024 il numero dei titoli è aumentato nonostante il calo degli sbarchi, con una media giornaliera di 2,7 titoli.
Alcuni termini risultano particolarmente problematici, e spesso sono adottati in modo improprio: l’esempio più noto è clandestino, carico di connotazioni negative e denigranti, e che non trova alcun riscontro normativo. Nella narrazione giornalistica la parola è stata applicata di frequente a persone che non dispongono di un documento regolare al momento della partenza, e di un permesso di soggiorno valido all’arrivo. Nei titoli della stampa italiana fra il 2013 e il 2025 è comparso 1.837 volte, ma fortunatamente l’impiego si è progressivamente ridotto, e oggi è ancora rintracciabile in due sole testate, Libero Quotidiano e Il Giornale.
Conflitti, norme e criminalità: le sfere semantiche della narrazione italiana
La narrazione delle migrazioni sui quotidiani italiani ruota attorno a tre macro-categorie: conflitti, norme e criminalità. Il concetto di conflitto ha proiettato il tema a livello internazionale, in un contesto geopolitico e umanitario, e ha contestualizzato l’immigrazione come una conseguenza diretta delle guerre. Le norme inquadrano la dimensione politico-istituzionale del tema, incentrata sull’azione dei governi, sulle leggi e gli accordi fra paesi. La criminalità include il discorso narrativo incentrato sulla cronaca nera e la sicurezza locale, con un lessico dominato da termini ad alto impatto emotivo come strage, violenza, stupro, uccidere.
Corridoi umanitari: la discussione pubblica sui social media
Una sezione dell’indagine è dedicata anche alla discussione social sui corridoi umanitari, per la quale sono state prese in esame una serie di pagine Facebook con ampia diffusione, fra profili verificati con almeno 25mila follower e pagine pubbliche con oltre 15mila follower. Sono stati analizzati 1.412 post che hanno evidenziato una crescita del numero di contenuti in relazione alla richiesta di cessate il fuoco a Gaza, all’urgenza di attivare o estendere i corridoi umanitari e al viaggio della Global Sumud Flottilla. La metà dei contributi sono stati postati da privati cittadini, il 21% da giornalisti che privilegiano la ricerca e i reportage, il 12% da politici e istituzioni, il 7% da Ong e attivisti che si concentrano sul supporto di determinate campagne, il 6% da chiesa e confessioni religiose, che si concentrano sull’accoglienza, e il 4% da ambienti accademici e culturali. Ne è emersa una polarizzazione, dove Ong e privati cittadini propendono per la pubblicazione e la condivisione di contenuti di denuncia, mentre i media, le istituzioni accademiche e religiose per la narrazione dei progetti. In generale il racconto dei corridoi umanitari ha sempre registrato un tono positivo.
Le migrazioni nei Tg di prima serata
L’analisi dei telegiornali si è concentrata sui servizi che trattano il tema delle migrazioni e quelle che tematizzano le questioni del razzismo e dell’intolleranza, andate in onda nel “prime time” (edizioni fra le 18.30 e le 20.30) delle sette reti nazionali generaliste.
Le notizie prese in esame, classificate in macro-categorie, sono state valutate anche in base ai protagonisti delle news, per capire quali voci siano chiamate a parlare e quali escluse dalla narrazione. Nel periodo gennaio-ottobre 2024 i servizi pertinenti sono stati 1.809, negli stessi mesi del 2025, 2.239 (+24%). I contesti di racconto dominanti hanno riguardato la gestione dei flussi minatori, con forti riferimenti alle dimensioni politiche, diplomatiche e agli accordi bilaterali: l’attenzione si concentra sulle decisioni del governo, ma anche sulle notizie di cronaca che hanno per protagonisti cittadini stranieri con un percorso migratorio alle spalle. Resta invece marginale la dimensione economica del fenomeno, con una scarsa rappresentazione del mondo del lavoro e dello sfruttamento.
Il Tg4 è quello che dedica maggiore attenzione ai temi migratori, il 14% di tutta la scaletta, una quota più che doppia rispetto agli altri telegiornali. L’incremento dal 2024 per questa rete è stato del 125%, mentre il Tg5 e Studio Aperto hanno avuto aumenti più contenuti, rispettivamente il 36% e il21%; il Tg1 si è fermato al 4%, il Tg2 al 5% e il Tg3 al 6%.
Gennaio, quando Trump annunciava chiusure di confini e deportazioni in Messico, è stato il mese con il numero più elevato di servizi sull’immigrazione, 438, pari al 20% del totale. Contestualmente è emersa la vicenda di Al Masri, che ha scatenato un acceso dibattito politico puntualmente ripreso anche dalle emittenti nazionali, e non solo dalla stampa.
La classificazione delle notizie
Il macro-tema più frequente nei Tg, sia nel 2024 che nel 2025, è stato quello dei flussi migratori, seguito dall’accoglienza e da criminalità e sicurezza.
Il racconto dei flussi si è sviluppato attorno a due nuclei principali, la cronaca degli arrivi e delle traversate, e il dibattito politico-istituzionale sulle politiche di gestione. Sul tema degli sbarchi, Lampedusa è rimasta uno dei principali teatri narrativi, ma la migrazione è stata spesso ridotta al solo corridoio marittimo, tralasciando le altre rotte. Nel dibattito istituzionale, gli accordi Italia-Albania hanno rappresentato il 7% dell’intera informazione sul tema.
La dimensione della cronaca locale è stata caratterizzata dal racconto del fenomeno delle baby gang di giovani stranieri, associata soprattutto alla dimensione geografica, e le grandi città sono state l’epicentro del racconto, con Milano in testa.
In tutte le tipologie di notizie relative alle migrazioni, ciò che continua a mancare è la presenza diretta dei protagonisti, che possano esprimere la propria opinione o raccontare la loro storia. Solo nello 0,4% dei servizi i migranti parlano di sé stessi, e spesso sono ridotti a numeri, dati e statistiche. Pur nell’insufficienza piena di tutte le emittenti su questo fronte, la Rai si conferma il network leggermente più attento degli altri nel dare voce ai protagonisti, con il 9,7% delle notizie; il Tg3 in particolare raggiunge il 17,4%. I Tg Mediaset si fermano al 5,3% e il Tg de La7 resta in coda con l’1%.









