È il nostro un giornale che attraversa la contemporaneità. Anche il mese d’agosto ha visto il tema delle migrazioni al centro del dibattito pubblico e politico, nonché dello scontro tra paesi tutti interni alla UE: Spagna, Italia, Germania. L’asse italo-danese si è posto all’avanguardia dell’antisolidarietà e dell’identità europea. Si leggono comunicati istituzionali dove esponenti del Governo di vantano si avere espulso tre, quattro, dieci persone. Tragico e ridicolo allo stesso tempo. Nel frattempo il mondo brucia tra guerre e innalzamento della temperatura. È incredibile che la massa non apra gli occhi di fronte alla più grande truffa politica dell’ultimo secolo. I migranti sono trattati come pacchi, da rimandare indietro se l’indirizzo è sbagliato, come se non fossero vite. In questo stesso agosto è morto Francesco Guccini. L’ultima canzone da lui scritta è dedicata ai ‘Migranti’. L’aveva affidata a Enzo Iachetti che l’aveva proposta per una edizione del festival di Sanremo diretta da Claudio Baglioni. Fu rifiutata perché troppo poco leggera. E meno male. È anche presente in Note di Viaggio – Capitolo 2: Non vi succederà niente cantata da Francesco Guccini insieme ai suoi Musici. Grazie Francesco per i tuoi versi che vanno letti, ascoltati, imparati fino a diventare parte delle nostre esistenze. Le tue parole sono la più bella risposta ai cattivi della nostra contemporaneità.
Andavamo che non era ancor giorno
La bocca piena di sogni e dolore
Lasciavamo in un niente di ore lì attorno
una casa di gente e di amore
e una terra da infami, di sassi e di rabbia
La miseria attaccata alla pelle come una scabbia
Ma nei petti gonfiava un respiro
che volava in giro come una danza
E andavamo nel mondo America, Europa!
Dovunque ci fosse uno spazio
Comunque sapendo di andare a soffrire
per vivere e ricostruire
Mescolando al sangue la storia
per creare
una nuova e vitale memoria
In un turbinio di speranza
di vita futura lavoro di gioia
per noi a decine a migliaia
per noi così in tanti…
per noi niente nessuno,
per noi emigranti
E partiamo per caso, per sorte
su quei gusci di noce affollati
di scafisti violenti
di umanità nuda
donne, vecchi, bambini
e di morte
un confuso partire ignoto l’arrivo
Non più l’ora od il giorno
ma si arrivi e da vivo
Ma nei cuori si allarga un respiro
che ci spinge ad andare, ad osare sul mare
Tra paure e gli stenti
di quel mare mai visto
Ma stringendo un sogno fra i denti:
che qualcuno lontano ci accolga,
ci tenda una mano a noi supplicanti,
a noi meno di niente, nessuno..
noi diversi di pelle e cultura
Noi che siamo anche forse il futuro
a noi immigranti
E veniamo da un mondo di guerra e di fame dovunque
E cerchiamo una patria comunque
per tornare a sperare, per vivere ancora
E veniamo da un mondo di guerra e di fame dovunque
E cerchiamo una patria comunque
per tornare a sperare,
per vivere ancora e ricominciare..










