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I migliori articoli su rifugiati e immigrazione 9/2026

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3 marzo 2026
Sono passati 3 anni dal naufragio di Cutro e nulla è cambiato nel Mediterraneo. Nel frattempo proseguono le deportazioni forzate verso l’Albania, nella più totale violazione dei diritti di base.

1. Tre anni dal naufragio di Cutro

Sono passati tre anni dal naufragio di Cutro. Nulla è cambiato nel Mediterraneo e nella tutela dei diritti delle persone migranti.

“Dopo quella strage, il governo aveva tenuto un Cdm straordinario a Crotone per promettere strette alle partenze, lotta ai trafficanti e difendere l’operato dei corpi dello stato intervenuti quando ormai non c’era più niente da fare. Sei agenti tra Guardia di finanza e guardia costiera sono a processo per naufragio colposo e omicidio colposo plurimo per la mancata attivazione dei soccorsi. Nel 2024, altre quattro persone, accusate di essere scafiste, sono state condannate in primo grado fino a 16 anni. Se i parenti delle vittime attendono ancora giustizia, le immagini, a tre anni distanza, non cambiano: nelle ultime settimane almeno 15 corpi sono stati recuperati tra la Calabria e la Sicilia”, scrivono la giornalista Marika Ikonomu e il giornalista Youssef Hassan Holgado su Domani.

E ancora: “Il 30 gennaio 2026 si è tenuta a Crotone la prima udienza contro sei funzionari della Guardia costiera e della Guardia di finanza, accusati di non aver avviato operazioni di soccorso che avrebbero potuto prevenire il naufragio. Oltre 50 persone sopravvissute e i familiari delle vittime si sono costituiti parte civile, insieme a numerose organizzazioni non governative impegnate in operazioni di ricerca e soccorso in mare. Amnesty International Italia segue il processo in qualità di osservatrice. In questa pagina aggiorneremo costantemente sull’andamento delle nostre osservazioni”, riporta Amnesty International.

2. Deportazioni forzate in Albania

Nelle deportazioni in Albania, gravi criticità, tra cui quella del non avvisare le persone direttamente coinvolte di suddette deportazioni.

“Il primo a tornare in Italia, dopo solo pochi giorni dal trasferimento in Albania, potrebbe essere Khalid, un ragazzo marocchino di 22 anni. Ieri la commissione medica all’interno del centro lo ha giudicato “non idoneo” alla vita ristretta all’interno del centro per i rimpatri. Ma il suo non è l’unico ricorso, avviato in queste ore, dagli altri migranti portati nelle ultime settimane oltre l’Adriatico per riempire, per la prima volta con 90 persone, la struttura di Gjader”, scrive la giornalista Eleonora Camilli su La Stampa. E ancora: “Secondo quanto accertato dai legali di diversi dei trattenuti la procedura di trasferimento, infatti, risulta ancora una volta illegittima: come successo nel caso dell’uomo algerino che si è visto riconoscere dal Tribunale di Roma un risarcimento di 700 euro. Una sentenza che meno di una settimana fa ha suscitato le ire del governo e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Che, con un video social, non ha esitato ad attaccare di nuovo i giudici nel pieno della campagna referendaria”.

Infine: “Per le associazioni del Tavolo asilo, che nei giorni scorsi hanno compiuto visite ispettive in Albania insieme alla deputata del Pd Rachele Scarpa, l’accelerazione nei trasferimenti è una mossa solamente propagandistica. Forse il governo ha l’esigenza di riempire i centri per giustificare questa spesa abnorme – sottolinea Francesco Ferri di ActionAid. Noi abbiamo rilevato diverse violazioni dei diritti come l’uso di fascette e altri dispositivi coercitivi durante gli spostamenti”.

3. Nel limbo sul confine meridionale del Messico

Da quando Donald Trump è tornato alla presidenza, le sue dure politiche migratorie hanno reso quasi impossibile per le persone chiedere asilo negli Stati Uniti. Il New Humanitarian ha recentemente visitato la città di Tapachula, nel Messico meridionale, per documentare l’impatto di queste politiche oltre i confini statunitensi.

“[…]In tutta l’America Latina, nei Caraibi e in altre parti del mondo, le persone sono ancora costrette ad abbandonare le proprie case. Chi è costretto a oltrepassare i confini a causa della violenza di bande e cartelli, di gravi crisi economiche, della repressione politica e dei disastri naturali ha ancora bisogno di un posto dove andare”, scrive il giornalista Eric Reidy sul New Humanitarian. E ancora: “Ad Haiti, una  forza delle Nazioni Unite sostenuta dagli Stati Uniti ha fatto pochi o nessun progresso nel contrastare la violenza delle gang o nel riportare una stabilità politica a lungo assente. A Cuba, un blocco americano sempre più intenso si sta intrecciando con decenni di regime repressivo, spingendo l’isola sull’orlo del baratro”.

Infine: “La Commissione Messicana per l’Assistenza ai Rifugiati, nota con l’acronimo spagnolo Comar, non ha ancora pubblicato i dati per il resto del 2025. Tuttavia, i media locali hanno riferito che oltre 20.000 persone provenienti da Haiti hanno presentato domanda di asilo a Tapachula, il numero più alto di qualsiasi altra nazionalità. Gli attivisti locali  stimano inoltre che ci siano tra i 18.000 e i 20.000 venezuelani in Chiapas, per lo più a Tapachula”.

4. Il 2026 di Frontex si prospetta ancora più violento

Frontex, l’agenzia per il controllo delle frontiere Ue marittime e terrestri, è destinata a una profonda revisione, con un probabile ampliamento del suo mandato entro la fine del 2026. Così denuncia l’Ong Statewatch.

“Ai sensi del Regolamento 2019/1896, l’agenzia di frontiera dell’Ue Frontex è tenuta a sottoporsi a una revisione del mandato nel 2026. È molto probabile che l’organico del Corpo permanente di Frontex venga aumentato, ma questo è solo l’inizio. Si prevede inoltre che la revisione del mandato fungerà da trampolino di lancio per l’espansione del ruolo di Frontex nelle espulsioni, comprese quelle tra paesi terzi, nonché nel controverso sistema di “hub di rimpatrio” che dovrebbe essere implementato nei prossimi anni. Sono inoltre in corso discussioni interne tra gli Stati membri dell’Ue e la Commissione in merito a una più ampia espansione delle funzioni principali dell’agenzia e al possibile coinvolgimento nella risposta dell’UE alle “minacce ibride”. Ciò include, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la presunta strumentalizzazione […] della migrazione alle frontiere dell’Ue. Nel complesso, questi piani rappresentano una revisione radicale del mandato dell’agenzia per le frontiere dell’UE, estendendone le forze e l’influenza ben oltre i confini europei”, si legge in un comunicato.

E ancora: “Tra le decine di risposte alla richiesta di prove giunte da accademici, società civile, gruppi per i diritti umani e Ong, nonché da aziende e cittadini dell’Ue, molti hanno sottolineato i sistemi imperfetti di responsabilità e trasparenza che probabilmente peggioreranno se non affrontati adeguatamente durante questa prossima revisione, soprattutto se combinati con un’estensione degli attuali mandati dell’agenzia alle controverse aree delle deportazioni tra paesi extra-Ue e delle risposte alle minacce ibride”.

5. Il monito delle Nazioni Unite sull’assenza di tutele nell’immigrazione

António Guterres, l’attuale Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha presentato agli Stati membri il suo ultimo rapporto biennale sul Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare durante una riunione informale dell’Assemblea generale.

“Si stima che nel 2024  i migranti fossero circa 304 milioni, ovvero il 3,7% della popolazione mondiale . I bambini rappresentavano tra il 12 e il 14%, ovvero tra i 37 e i 42 milioni. Guterres ha detto agli ambasciatori che il rapporto chiarisce inequivocabilmente una verità: “La migrazione non è una crisi.  La crisi è l’incapacità di gestirla insieme”, si legge sul sito di notizie delle Nazioni Unite. E ancora: “Sebbene la mobilità umana stia plasmando profondamente il mondo, la reazione globale è stata troppo spesso guidata dalla paura, dalla divisione e dall’opportunismo, ha osservato il Segretario generale. In tutti i continenti, le persone migranti vengono strumentalizzate per ottenere vantaggi politici, con conseguenze umane devastanti” ha affermato.

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