Il decreto-legge 23/2026 segna un punto critico per il diritto di difesa per le persone di origine straniera destinatari di espulsione. Tra incentivi economici per favorire i rimpatri e nuovi ostacoli al patrocinio gratuito, il ruolo dell’avvocato viene profondamente snaturato. Avvocatura e magistratura denunciano una deriva che subordina la tutela dei diritti alle logiche governative. In gioco non c’è solo una riforma tecnica, ma l’equilibrio stesso tra giustizia e propaganda.
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