Non capita spesso che avvocati e magistrati la pensino allo stesso modo. Non solo nelle aule di giustizia ma anche in tema di riforme della giustizia. Questo governo è riuscito a far convergere l’unanime disappunto di avvocatura e magistratura su due disposizioni di legge contenute nel decreto-legge n. 23/2026, nel testo emendato dal Senato e ora all’esame della Camera che di fatto annientano il diritto di difesa dello straniero destinatario di un provvedimento di espulsione dallo Stato.
La prima disposizione, inserita e già approvata dal Senato in sede di conversione del decreto-legge, interviene sulla disciplina dei programmi di rimpatrio assistito, prevedendo un premio per l’avvocato se il cittadino straniero assistito presenta domanda di “rimpatrio volontario” e viene effettivamente rimpatriato. A tal proposito l’Unione delle Camere Penali Italiane ha esplicitamente tacciato il Governo di trasformare “il difensore in uno strumento delle politiche governative di remigrazione” ricordando che “l’avvocato non può essere pagato per ottenere l’esito voluto dallo Stato, ma deve assistere il proprio cliente in piena libertà e indipendenza”. L’ANM ha ricordato, dal canto suo, che l’emendamento in questione mette a rischio l’effettività della tutela giurisdizionale perché collega il premio non già alla qualità dell’esercizio del diritto di difesa ma piegandolo alla volontà dell’attuale governo di incentivare i processi di reimigrazione.
Insomma, una chiara apologia al patrocinio a servizio della propaganda governativa e non più all’interesse dell’assistito.
La seconda disposizione, già contenuta nel decreto-legge, di fatto disincentiva la difesa di chi è destinatario di un decreto di espulsione dallo Stato: mentre finora lo straniero era automaticamente ammesso al patrocinio a spese dello Stato ora dovrà essere presentata un’istanza motivata e corredata da copiosa documentazione relativa all’assenza di redditi familiari in UE e anche nei Paesi di origine. Una prova diabolica – per un pagamento netto di circa 200 euro – che, fino a ieri, era stata esclusa, con ammissione automatica al patrocinio, proprio per le oggettive difficoltà di reperire documentazione utile all’accoglimento dell’istanza e per la peculiarità del relativo procedimento.
Il ricorso per l’annullamento dell’espulsione è un procedimento complesso, che va immediatamente presentato con istanza cautelare di sospensione al fine di evitare che l’espulsione (immediatamente esecutiva, salva la sua sospensione ad opera di un giudice) sia immediatamente eseguita. Un presidio volto a tutelare lo straniero dal rimpatrio in caso di rischio ad essere sottoposto a tortura o a trattamenti disumani o degradanti, o a salvaguardare il suo diritto a restare sul territorio italiano per ragioni di salute, familiari o per la tutela di altri diritti fondamentali. Un presidio che deve obbligatoriamente essere attivato ad istanza di parte e per il quale non è prevista alcuna difesa d’ufficio: se non viene presentato il ricorso da un legale entro termini perentori e non viene chiesta la sospensione del provvedimento, lo straniero può essere immediatamente rimpatriato.
Quindi oggi, tirando le somme, l’avvocato che assiste uno straniero dichiarato irregolare si troverà di fronte al seguente bivio: convincere l’assistito di aderire al rimpatrio volontario, ricevendo un premio di 625 euro «ad esito della partenza dello straniero» o presentare pro-bono (o tutt’al più, sperando in un pagamento di circa 200 euro nette) un ricorso al Giudice per ottenere l’annullamento dell’espulsione.
Uno svilimento della professione forense che si vuole assoggettare alla propaganda della remigrazione, dimenticando che una difesa libera, adeguata ed al servizio del migliore interesse dell’assistito è il primo presidio dei diritti.
Il combinato disposto delle due disposizioni in commento è insomma una palese violazione dell’articolo 24 della Costituzione e intende piegare l’avvocato a logiche propagandistiche. Dimenticando, per usare le parole di Calamandrei che “Gli avvocati non sono né giocolieri da circo, né conferenzieri da salotto: la giustizia è una cosa seria”.
Immagine di copertina: Via Flickr Camera dei deputati (licenza CC BY-ND 2.0)









