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Politiche di frontiera

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Zuwara, Libia: la città che ha detto basta alle morti in mare

4 settembre 2017 - Marta Bellingreri
Da due anni, Zuwara non è più la capitale delle partenze e dei traffici dei migranti in Libia. La spiaggia dei ritrovi con le famiglie e gli amici aveva già sotto Gheddafi una reputazione oscura, e quando le barche si rovesciavano, il mare portava a riva i corpi dei migranti. Due anni fa, quando hanno trovato sulla spiaggia i 160 corpi delle vittime del grande naufragio del 27 agosto 2015, i cittadini di Zuwara hanno deciso di dire basta. Oggi, con le loro associazioni di giovani sono un esempio dei piccoli, strenui tentativi di ricostruire una società civile mentre la Libia è in mano a militari, milizie e trafficanti.

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Otto cose che impariamo dalle carte sulla Iuventa

28 agosto 2017 - Marina Petrillo
Quest’estate nel Mediterraneo si è giocata una partita politica piuttosto brutale. Il governo italiano si è mosso per delegittimare l’operato delle Ong nel Mediterraneo. In questo modo le ha costrette ad arretrare, quando non a rinunciare al loro ruolo di soccorso dei migranti, lasciando così campo libero ai respingimenti della Guardia costiera libica. In questo contesto, le carte sul sequestro della nave tedesca Iuventa sono anche un’occasione per comprendere meglio cosa è accaduto in mare in questi mesi.

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Come si sta militarizzando il Mediterraneo

17 agosto 2017 - Lorenzo Bagnoli/Irpi per Open Migration
Il governo italiano e la Guardia Costiera libica hanno operato una pressione sulle Ong che soccorrono in mare con l’intento - progressivamente riuscito, come abbiamo visto a metà agosto - di far diminuire i flussi respingendo i migranti verso i famigerati campi di detenzione libici. La Guardia Costiera libica ha allargato arbitrariamente la sua zona di competenza e il 15 agosto ha sequestrato per due ore la nave della Ong spagnola ProActiva Open Arms. Intorno alle navi di soccorso delle Ong, in tre anni lo scenario si è trasformato, mettendo in pericolo loro e i migranti. Lo si comprende proprio leggendo le 148 pagine del decreto di sequestro della Iuventa, la nave della piccola e giovane Ong tedesca Jugend Rettet, sospettata di un non intenzionale ma potenzialmente grave reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Lorenzo Bagnoli parte da quelle 148 pagine per allargare il quadro sulla progressiva militarizzazione del Mediterraneo.

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Quattro domande cruciali sulla Libia a Nancy Porsia

11 agosto 2017 - Open Migration
Il 10 agosto 2017, nel bel mezzo del tormentone contro la presunta disobbedienza delle Ong al codice di condotta del Viminale, la Marina libica, per voce del generale Abdelhakim Bouhaliya, comandante della base navale di Tripoli di Abu Sitta, annuncia di voler allargare il divieto di ingresso alle Ong di decine di chilometri oltre le canoniche 12 miglia nautiche nazionali, quindi in acque internazionali, istituendo una propria zona di "Search and rescue" per intercettare e riportare i migranti in Libia. Si presume si tratti del ripristino della zona Sar imposta a suo tempo da Muammar Gheddafi - una decisione unilaterale la cui legalità è dubbia. La Guardia Costiera italiana chiede alle Ong di arretrare le operazioni per la loro sicurezza. Il 12 agosto SOS Mediterranee ottiene che il famoso "codice di condotta" venga modificato fino a riprendere praticamente la forma della legislazione già vigente e già rispettata dalle Ong, e lo firma, ma intanto prima Msf con la sua nave Prudence, poi la Sea-Eye, poi anche Save The Children annunciano la sospensione del soccorso, perché la Guardia Costiera italiana non è più in grado di garantire operazioni in sicurezza, e perché quelle operazioni le renderebbero complici della Guardia Costiera libica notoriamente collusa con i trafficanti. Msf e Sea-Eye avvertono: così si apre una falla mortale nella solidarietà nel Mediterraneo. Intanto, chi viene respinto dalla Guardia Costiera libica in questi giorni finisce di nuovo nei famigerati campi di detenzione da cui era partito. Abbiamo chiesto alla giornalista specializzata Nancy Porsia di spiegarci com'è la situazione in Libia.

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Codice di condotta per le Ong: la nostra intervista al direttore di Msf Italia

1 agosto 2017 - Marina Petrillo
Medici senza frontiere ha detto no alla bozza finale del codice di condotta del Viminale. Altre Ong hanno rifiutato a loro volta, altre hanno accettato, ma quello che non è chiaro è cosa accadrà adesso in mare. Lo abbiamo chiesto al direttore di Medici senza frontiere, Gabriele Eminente.

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Cosa cambia nel Mediterraneo: un sommario

28 luglio 2017 - Open Migration
Se vi sembra che nella settimana del 25 luglio 2017 siano accadute molte cose sul fronte delle migrazioni dal Nordafrica e dei soccorsi in mare, è il momento di fare il punto. Pur distinguendo fra decisioni politiche prese, decisioni in attesa di approvazione, rimbalzi di notizie e ritrattazioni, negoziati ancora in corso e parti della mappa ancora avvolte dall’incertezza, vi proponiamo un sommario degli elementi di novità, che sembrano destinati a condizionare gli equilibri nel bacino del Mediterraneo nei prossimi mesi e la vita di molte persone.

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Morire di confine al Brennero

27 luglio 2017 - Andrea Quadroni e Michele Luppi
Dopo i reportage dedicati a Ventimiglia e a Como, siamo arrivati alla terza e ultima parte della nostra trilogia sugli incidenti mortali e i respingimenti nei punti in cui i migranti trovano chiusi i passaggi di frontiera dell’Italia verso altri paesi - la Francia, la Svizzera, e in questo ultimo caso, l’Austria, dove si andrà alle urne il 15 ottobre, la destra xenofoba guadagna consensi e il governo, nella rinnovata retorica anti-immigrazione che accompagna la campagna elettorale, sta facendo la voce grossa con l’Italia. Fra circolari interne, perquisizioni sui treni e passi di montagna, Michele Luppi e Andrea Quadroni sono andati a vedere cosa significa tutto questo per la vita delle persone.

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Perché sono i nigeriani a venire rimpatriati più spesso, e quanto costa

20 luglio 2017 - di Lorenzo Bagnoli e Matteo Civillini
In Italia arrivano, attraversando il Mediterraneo, tantissimi nigeriani - che però hanno sempre avuto difficoltà a trovare asilo e vengono ora sempre più spesso colpiti da decreti di espulsione. Cosa c'è dietro questa accelerazione dei rimpatri verso la Nigeria, e quanto costa? L'inchiesta di Lorenzo Bagnoli e Matteo Civilini di IRPI (Investigative Reporting Project Italy).

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