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Homepage >> Web review >> I migliori articoli su rifugiati e immigrazione 7/2026

I migliori articoli su rifugiati e immigrazione 7/2026

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17 febbraio 2026
I Paesi Ue, per la prima volta guidati da una maggioranza composta perlopiù da partiti di estrema destra in Parlamento, hanno nuovamente optato per una repressione ferrea nei confronti delle persone migranti, con una forte limitazione del diritto di asilo. Sulla stessa linea anche l’Italia che con il nuovo Ddl Immigrazione punta a bloccare totalmente i salvataggi in mare, oltre a criminalizzare ancora di più le persone migranti.

1. Meno diritti per le persone richiedenti asilo in Ue

Nella nuova strategia targata Ue sulle migrazioni, il diritto di asilo subisce gravi restrizioni, prediligendo l’esternalizzazione, sul “modello Albania”.

“In due votazioni separate, la maggioranza di destra e di estrema destra dell’Aula ha dato il via libera definitivo alla prima lista europea di paesi di origine sicuri e alla revisione dei criteri per l’applicazione del concetto di paesi terzi sicuri [tra cui Kosovo, Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Marocco e Tunisia]”, riporta il giornalista Simone de la Feld su Eu news. “In base alle nuove norme, che dovrebbero entrare in vigore a partire da giugno, una persona che chiede asilo può essere espulsa in un Paese al di fuori dell’Ue, anche se vi è solo transitata, o in un luogo con cui non ha alcun legame, a condizione che un governo europeo abbia firmato un accordo con lo Stato ricevente”, scrive la giornalista Jennifer Rankin sul Guardian. E ancora: “[le organizzazioni] per diritti umani hanno lanciato l’allarme sull’inclusione della Tunisia, dove il presidente Kaïs Saïed ha represso la società civile e i membri dell’opposizione sono stati condannati a pene detentive fino a 66 anni da tribunali controllati politicamente. Le forze tunisine hanno anche respinto i migranti verso remote regioni desertiche, dove alcuni sono morti di sete”.

Infine: “Olivia Sundberg Diez, portavoce di Amnesty International [in] l’Ue per le questioni migratorie, ha paragonato i cambiamenti all’attuale repressione delle migrazioni osservata negli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump, affermando che le nuove misure infliggeranno danni profondi [alle persone] migranti e alle comunità che [le] accolgono. Queste misure segnano un’abdicazione dell’impegno dell’Ue nei confronti della protezione dei rifugiati e aprono la strada agli Stati membri dell’Ue per mediare accordi con paesi terzi per l’elaborazione offshore delle richieste di asilo, ha aggiunto”, si legge su Info Migrants.

2. Nuova stretta sull’immigrazione in Italia

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al nuovo Ddl Immigrazione che dovrà essere approvato dal Parlamento. Le parole d’ordine sono sempre “sicurezza” e “deterrenza” con ulteriori possibili gravi restrizioni, sulla pelle delle persone migranti.

Tra i provvedimenti: “vietare temporaneamente l’ingresso nelle acque territoriali […], misura, che potrà essere disposta per un periodo iniziale di 30 giorni, con possibilità di proroga entro un limite massimo di sei mesi, potrà essere presa in caso di rischio concreto di terrorismo o di infiltrazioni terroristiche [con sanzioni dai 10 mila ai 50 mila euro per chi viola tale divieto]; trasferimenti verso Paesi terzi con accordi bilaterali (presente nel testo anche la norma che prevede che le persone intercettate possano essere condotte non solo nello Stato di origine o di partenza, ma anche in Paesi terzi che abbiano stipulato specifiche intese con l’Italia); il testo prevede che [le persone straniere trattenute] non possano detenere liberamente telefoni cellulari all’interno delle strutture al di fuori di tempi, luoghi e modalità autorizzati; maggiore discrezionalità nella valutazione della pericolosità sociale; tra le condotte che possono portare all’espulsione anche delitti in ambito familiare e comportamenti violenti all’interno dei Cpr”, riporta Sky News. “[…]La principale caratteristica del provvedimento di interdizione temporanea, che sarà deliberato dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Interno, ovviamente è la totale discrezionalità. Chi decide che c’è una minaccia grave? Chi decide che c’è un rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale? […] Potete salvare queste persone dal naufragio quasi certo, e che sia molto probabile lo abbiamo visto con i 1500 morti di cui abbiamo avuto notizia nelle prime settimane del 2026, ma non potete portarli in Italia. Casomai altrove, magari in Albania”, commenta Filippo Miraglia, direttore dell’Arci, su Il Manifesto.

Infine, anche la giudice Silvia Albano, riportata da L’Espresso, ha espresso preoccupazioni sul Ddl Immigrazione: “Se passa il concetto che i diritti fondamentali e inviolabili valgono meno per alcune categorie di persone, allora sono i diritti di tutti ad essere messi in discussione”.

3. Cpr: tra condanne ad ex gestori e nuove violazioni dei diritti

L’ex direttrice del Cpr di Torino è stata condannata per il suicidio di Moussa Balde, un giovane guineano che nel 2021 era stato illegittimamente rinchiuso in gravi condizioni psicofisiche a seguito di un’aggressione subita da cittadini italiani, mentre chiedeva l’elemosina.

“È stata considerata colpevole di omicidio colposo Annalisa Spataro, all’epoca direttrice del centro gestito dalla multinazionale Gespa: pena di un anno con sospensione, concesse le attenuanti generiche, che la procura aveva chiesto di escludere perché la donna non aveva mai esternato dispiacere per la morte del giovane. A questo si aggiunge il pagamento da parte di Spataro e di Gepsa di un risarcimento di 400 mila euro alla madre di Balde e ai fratelli del giovane”, scrive la giornalista Rita Rapisaldi su Il Manifesto. E ancora: “La sentenza ha riconosciuto la responsabilità dell’ente gestore – commenta l’avvocato [Gianluca] Vitale -. Rimane al di fuori di questo processo la responsabilità dello Stato, nella gestione del centro e in tutto quello che lì dentro accadeva, perché non c’era controllo da parte della prefettura […]. Spero che questa sentenza possa essere da monito per chiunque voglia gestire luoghi di quel genere che comunque non dovrebbero esistere”, riporta la giornalista Giada Lo Porto su Repubblica. A ciò aggiungiamo che nel nuovo Ddl Immigrazione, il Governo punta a ridurre i poteri ispettivi dei parlamentari: “Scorrendo gli articoli del ddl sull’immigrazione approvato dal Cdm abbiamo appreso con sconcerto che c’è una norma volta a limitare i poteri ispettivi dei parlamentari all’interno delle strutture di detenzione per i migranti […]. I Cpr sono buchi neri del diritto e il governo vuole negare ai parlamentari la possibilità di verificare le condizioni in cui vengono detenute persone che non hanno commesso alcun reato”, ha affermato Riccardo Magi, di + Europa.

4. Ancora sui Cpr: nel mirino del governo anche i medici

Sei medici sono stati indagati a Ravenna per presunte “irregolarità” sui certificati di idoneità a trattenimento nei Cpr. Diritto alla salute sotto attacco.

“[…] Gli agenti della polizia giudiziaria sono entrati nel reparto di Malattie infettive dell’Ospedale Santa Maria delle Croci. La perquisizione è durata ore. Sono stati acquisiti documenti, dispositivi elettronici, comunicazioni interne. Un’operazione che rientra in un’indagine della Procura di Ravenna su presunte irregolarità nei certificati medici che attestano l’inidoneità sanitaria al trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), ossia documenti che stabiliscono se una persona può o non può essere rinchiusa in queste strutture per motivi di salute”, riporta la giornalista Francesca Moriero su Fanpage. “Il Viminale ha inviato una circolare a prefetti e questori per ricordare come l’obiettivo, prioritario per la sicurezza pubblica» sia il rimpatrio degli stranieri irregolari con comportamenti pericolosi, disponendone il trattenimento nei Cpr. E, dunque, è possibile trattenere le persone di origine straniera anche in assenza di visita medica, a condizione che sia effettuata entro 24 ore dall’ingresso”, scrive la giornalista Marika Ikonomu su Domani.

La Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri si è presto fatto sentire, evidenziando la gravità di una tale operazione: “Ad essere messa in discussione è la loro professionalità, la loro dignità e il loro operato di medici. Allo stesso modo condividiamo la presa di posizione unitaria degli Ordini dell’Emilia-Romagna, che hanno fatto sentire forte la loro voce a difesa dell’autonomia dell’atto medico [..]. Utilizzare i medici […] come strumenti di controllo dell’ordine pubblico è un errore: è contrario al nostro ordinamento, è contrario alla nostra deontologia. Soprattutto, non è funzionale a garantire quel diritto fondamentale alla tutela della Salute che la nostra Carta Costituzionale pone in capo a ogni individuo, per il solo fatto di essere persona umana”.

5. L’accordo UK-Francia è un pericolo per la vita delle persone migranti

Dal 2018, il governo del Regno Unito ha promesso circa 764 milioni di euro al governo francese nell’ambito delle misure di deterrenza adottate da quest’ultimo contro i migranti.

“La politica adottata dalla polizia francese a Calais mira a sconvolgere la vita dei migranti e a sostenere le attività che cercano di sostenerli. Senza una rotta sicura o praticabile per raggiungere il Regno Unito, i migranti si trovano di fronte alla scelta di intraprendere il pericoloso viaggio di attraversare la Manica, poiché sono intrappolati in un limbo. I successivi accordi bilaterali di finanziamento tra il Regno Unito e la Francia si sono concentrati sulla sicurezza del confine, nel tentativo di scoraggiare i migranti attraverso l’aumento delle misure di sicurezza alle frontiere. Ma studiosi ed esperti di migrazione sostengono da tempo che un vero successo potrebbe essere raggiunto solo attraverso politiche che migliorino l’accesso all’asilo, espandano le rotte sicure e rispondano alle esigenze del mercato del lavoro su entrambe le sponde della Manica”, si legge sul Border Violence Monitoring Network.

E ancora: “Il Primo Ministro britannico Keir Starmer e il Presidente francese Emmanuel Macron hanno recentemente annunciato un programma pilota “one in, one out”, che il Primo Ministro britannico ha definito ” rivoluzionario “. Il programma prevede che il governo britannico trasferisca dalla Francia un richiedente asilo con legami familiari nel Regno Unito, per ogni persona che viene rimpatriata forzatamente in Francia. Tuttavia, l’accordo non riduce in alcun modo la pericolosità del viaggio attraverso la Manica. Al contrario, come sottolineato da un rapporto del gruppo britannico Humans for Rights Network , il programma “one in/one out” è in realtà uno scambio tra la sicurezza di una persona e la vita di un’altra”.

6. Gaza nell’oblio

Gaza si sta trasformando in un progetto ingegneristico, sulla pelle di sfollati e sfollate palestinesi costrette, se riescono, ad andarsene per non fare più ritorno.

“Trasformare rapidamente Gaza in una questione gestionale è una forma di amnistia. L’obiettivo non è ripristinare l’autonomia palestinese, ma porre fine all’emergenza nella mente degli osservatori esterni”, riporta la scrittrice Nour ElAssy sul New Humanitarian. “Scrivo dall’Europa, mentre la mia famiglia è ancora a Gaza. Da qui, vedo l’Occidente cambiare registro, dall’orrore alla “stabilizzazione”, dal lutto alla “governance”, dalla catastrofe umanitaria alle “opportunità di investimento”. Parlando con la mia famiglia a Gaza, sento un registro completamente diverso: un popolo che cerca di sopravvivere e cerca di capire che tipo di futuro si sta preparando per loro senza il loro consenso. Questo è il vero significato del nuovo Board of Peace”.

E ancora, scrive ElAssy: “[Israele] Sta permettendo l’apertura del valico di Rafah, presentato pubblicamente come un segno di progresso. Ma la circolazione sarà comunque estremamente limitata. Israele insiste affinché  ogni giorno sia consentito a un numero di palestinesi di lasciare Gaza tre volte superiore a quello a cui è consentito farvi ritorno. Non è un segreto che Israele voglia costringere i palestinesi a lasciare Gaza. Questo non è cambiato. Facilitando l’uscita dei palestinesi da Gaza e limitandone il ritorno, Israele può lentamente prosciugare il territorio con il pretesto di consentire gli spostamenti […], dopo aver creato le condizioni per renderla invivibile”.

7. Sul caso dei Cpr in Albania, una sentenza storica

Per la prima vola il governo dovrà risarcire una persona migrante trasferita illegittimamente nei Cpr in Albania.

“Il tribunale di Roma ha condannato il ministero dell’Interno a risarcire un uomo immigrato che nella primavera del 2025 era stato trasferito a Gjader, uno dei due centri in Albania costruiti dal governo di Giorgia Meloni per la gestione delle persone migranti, e mai davvero entrati pienamente in funzione perché ritenuti dalla giustizia italiana in contrasto con le norme europee. È la prima volta che viene chiesto al governo di pagare i danni a una persona che era stata portata in quei centri, ma potrebbe diventare un precedente importante dato che il trasferimento dei migranti è stato giudicato illegittimo molte altre volte”, si legge ne Il Post. E ancora: “Dal Cpr di Gradisca d’Isonzo, dove era momentaneamente trattenuto in quel periodo, infatti, il 10 aprile del 2025, il cittadino algerino veniva trasferito in un’altra struttura. Destinazione ufficiale: Brindisi. Salvo poi scoprire, con 48 ore di ritardo, di essere stato deportato a sua insaputa fuori dal territorio italiano: nel Centro di Gjader. Per il tribunale di Roma quel trasferimento non poteva essere effettuato, perché ha inciso direttamente su diritti fondamentali convenzionalmente e costituzionalmente tutelati”, scrive il giornalista Fausto Mosca su Il Manifesto.

Infine: “Per Gennaro Santoro, avvocato dell’uomo finito in Albania, la portata della decisione va al di là del singolo caso perché tutti i trasferimenti dai Cpr italiani a quello albanese avvengono arbitrariamente, immotivatamente e senza un provvedimento scritto”.

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