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Homepage >> Approfondimento >> Fortezza Europa si rinnova: agenti triplicati e rimpatri extra Ue per Frontex

Fortezza Europa si rinnova: agenti triplicati e rimpatri extra Ue per Frontex

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3 novembre 2026 - Lorenzo Di Stasi
La Commissione europea propone di triplicare il personale di Frontex e raddoppiarne il budget, ampliando il ruolo dell’agenzia nella gestione delle frontiere e dei rimpatri. Tra le novità, la possibilità di intervenire nei rimpatri tra Paesi extra Ue e nuove attività di monitoraggio dei contenuti online. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano il rischio di un indebolimento delle garanzie e dei meccanismi di controllo sulle operazioni dell’agenzia, anche al di fuori dei confini europei.

La Commissione europea vuole dare un nuovo mandato, più poteri e più personale per Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, che dal 2028 diventerebbe ancora più centrale nella gestione della migrazione. La proposta del Commissario Ue per le migrazioni, Magnus Brunner, del 27 ottobre solleva però questioni delicate: dai rimpatri eseguiti fuori dall’Unione europea al controllo dei social.

La proposta di regolamento che sarebbe applicabile così come scritta in tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea, dovrà nei prossimi mesi essere discussa da Parlamento e ministri dell’Interno riuniti nel Consiglio dell’Ue – che possono emendare il testo iniziale. 

La bozza di testo presentata lo scorso 27 ottobre presenta un aumento di personale che dovrebbe passare da 10 mila unità previste entro il 2027 a un totale di 30 mila da raggiungere nel periodo 2028-2041. Gli agenti direttamente dipendenti dell’agenzia raddoppierebbero entro il 2034 da 3 mila a 6 mila, resterebbero i 7 mila messi a disposizione dagli Stati membri e si aggiungerebbe una “riserva europea per le frontiere e i rimpatri” da 17 mila unità. I riservisti resterebbero dipendenti delle amministrazioni nazionali, ma riceverebbero una formazione comune e potrebbero essere impiegati nelle operazioni di Frontex. Inoltre, per il periodo 2028-2034 la Commissione Ue propone di destinare all’agenzia 11,9 miliardi di euro, il doppio del budget attuale.

Le novità più discussa e più politica riguarda i rimpatri. Frontex assume un ruolo più ampio nella pianificazione, nel coordinamento e nell’attuazione dei rimpatri, istituendo un nuovo Centro di coordinamento per i rimpatri. L’agenzia potrà infatti organizzare i voli, fornire personale e mezzi e coordinare il reinsediamento dei migranti irregolari nel paese di origine. Le decisioni su chi debba lasciare l’Unione resteranno in capo alle autorità nazionali.

Inoltre, il mandato dell’agenzia con sede a Varsavia si estenderebbe anche fuori dai confini europei. Frontex potrà assistere i paesi terzi che vogliono rimpatriare persone presenti irregolarmente sul loro territorio. In alcuni casi il sostegno potrà comprendere agenti con poteri esecutivi, sulla base di un accordo internazionale. La proposta contempla anche operazioni avviate da un paese terzo secondo le proprie leggi, se la Commissione individua un interesse strategico dell’Unione e sono rispettate garanzie come il principio di non refoulement. Tra i paesi terzi ci possono essere anche quei paesi con cui i singoli Stati membri faranno nei prossimi mesi accordi bilaterali per la costruzione di centri di rimpatrio o paesi nella lista europea dei cosiddetti paesi “sicuri”.

Frontex potrebbe così contribuire a rimpatri tra paesi non appartenenti all’UE, prima che le persone raggiungano una frontiera europea.

In un secondo regolamento, la Commissione propone inoltre un Centro di monitoraggio e risposta online per analizzare contenuti pubblici online e individuare annunci dei trafficanti, istruzioni per attraversare irregolarmente le frontiere e disinformazione legata alla migrazione. Potrà segnalare contenuti illegali alle piattaforme e chiedere alle autorità nazionali di intervenire, ma non deciderà autonomamente se un contenuto viola la legge. Resta da capire come questo regolamento si applicherà nella pratica, chi sarà responsabile del trattamento dei dati personali, quali saranno i profili ‘monitorabili’, se ci dovranno essere sospetti di reato e così via.

È soprattutto sulle tutele per i diritti umani che si concentrano le critiche di varie ONG. Secondo la responsabile advocacy di PICUM Chiara Catelli, i due regolamenti proposti “ampliano notevolmente i poteri di Frontex in materia di tracciamento, controllo e rimpatrio di persone prive di documenti – sia dall’interno dell’UE verso paesi terzi, sia tra paesi terzi – senza tuttavia introdurre garanzie più solide a tutela dei diritti umani. Il tutto affidato a un’agenzia su cui gravano accuse di complicità in violazioni dei diritti fondamentali”.

L’eurodeputata del gruppo S&D al parlamento europeo Cecilia Strada, che è anche membra della Commissione per le libertà civili che lavorerà sulla bozza di testo, ha commentato “Dopo lo scempio sui sui “Return Hub”, con la revisione del mandato di Frontex si vuole aprire anche ai rimpatri direttamente dai Paesi terzi. E come se non bastasse con procedure definite di volta in volta in base ai singoli accordi con quei Paesi. Siamo a un livello di discrezionalità senza precedenti, altro che efficienza”. 

La proposta infine, ma cosa non meno importante, mantiene un Responsabile per i diritti fondamentali (acronimo FRO in inglese, ndr) e un sistema per presentare reclami, ma restringe il perimetro delle attività sottoposte al monitoraggio che dipenderà invece da una valutazione del rischio predisposta dal FRO in coordinamento con il Direttore esecutivo. Inoltre, se il direttore esecutivo volesse sospendere un’intera operazione congiunta in uno Stato membro per violazioni dei diritti, dovrebbe prima consultare il consiglio di amministrazione dell’agenzia. 

Inoltre, la proposta introduce un riferimento esplicito alle violazioni commesse “dallo staff dell’agenzia” , aggiungendo una disposizione secondo cui le funzioni del FRO riguardano le attività operative svolte esclusivamente dal personale di Frontex.

“Il rischio è che il mandato di indagine venga significativamente ristretto, escludendo le violazioni commesse da autorità nazionali o di Paesi terzi nel contesto di operazioni sostenute da Frontex, quando non siano direttamente riconducibili al comportamento del personale dell’Agenzia”, spiega a Open Migration, Andreina De Leo, esperta di politiche migratorie europee per ASGI.

Infine, prendendo spunto da quanto successo con la crisi di Ceuta la scorsa estate, nelle cosiddette “situazioni di crisi”, il controllo sui diritti fondamentali potrà essere effettuato attraverso una verifica successiva delle attività, salvo diversa richiesta dello Stato membro interessato. “Questo rischia di indebolire la funzione preventiva del monitoraggio proprio nelle situazioni più delicate”, conclude De Leo.

Etichettato con:Frontex, Frontiere, Ue

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