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Homepage >> Web review >> I 10 migliori articoli su rifugiati e immigrazione 41/2016
Zygmunt Bauman - Al Jazeera

I 10 migliori articoli su rifugiati e immigrazione 41/2016

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18 ottobre 2016
Perché siamo tanto spaventati dai rifugiati? E dove ci porterà la smania di chiudere confini ed erigere barriere? Inoltre: la sfida delle seconde generazioni e il valore del lavoro degli stranieri in Italia; i paesi che rinascono grazie all'accoglienza e la nuova urbanistica dei rifugiati; le promesse non mantenute dell'Europa.Questo (e altro) nella rassegna web settimanale.

1. Muri che si alzano: la nuova era dei confini chiusi

Solo qualche anno fa si parlava di “villaggio globale”, di un mondo sempre più aperto e connesso grazie a commercio e tecnologia. Ma quei confini che allora parevano prossimi alla cancellazione oggi vengono marcati di nuovo, con forza; ovunque si chiudono frontiere, si alzano barriere.

È la nuova era dei confini chiusi e la racconta lo straordinario approfondimento interattivo del Washington Post.

2. Perché il mondo ha tanta paura dei rifugiati?

Dunque in tutto il mondo si continuano a chiudere frontiere e costruire muri.
Ma perché abbiamo tanta paura dei rifugiati? Al Jazeera lo ha chiesto al grande sociologo Zygmunt Bauman, illustrando le sue risposte in uno splendido corto d’animazione.

3. Straniero a casa mia: la sfida delle seconde generazioni in Italia

A dirlo pare assurdo: com’è possibile nascere in Italia, ed essere definito straniero?
Questo è però lo strano destino dei cosiddetti “stranieri non immigrati”: bambini e ragazzi che sono nati e cresciuti in Italia ma, poiché figli di migranti, sono considerati stranieri dal nostro ordinamento. Su Internazionale Annalisa Camilli fa il punto sulla situazione delle seconde generazioni in Italia e sull’esigenza sempre più impellente di una riforma della legge sulla cittadinanza (che invece allo stato attuale è ancora bloccata in Parlamento).

4. L’Italia ha bisogno dei lavoratori stranieri, lo dicono i dati

L’ultimo rapporto della Fondazione Leone Moressa fa il punto sull’impatto del lavoro straniero sull’economia italiana, dimostrando come (e quanto) il nostro paese ne abbia bisogno e perché dovremmo imparare a valorizzarlo adeguatamente. Ne scrive Claudia Torrisi su Fanpage (e anche noi facciamo i conti in un approfondimento dedicato).

5. I paesi che rinascono grazie a rifugiati e migranti

In Italia c’è il caso di Riace, il piccolo paese calabrese che è “rinato” grazie all’accoglienza dei rifugiati. Ma non solo: i progetti d’accoglienza diffusa Sprar per rifugiati e richiedenti asilo stanno avendo effetti positivi su tutto il territorio nazionale. Dal ripopolamento di comuni quasi abbandonati al recupero di vecchi mestieri e la valorizzazione del territorio, dei prodotti e delle imprese locali, eccouna mappa – a cura di Valeria Valeriano per Sky TG24 – di come l’immigrazione e l’accoglienza facciano bene al nostro paese.

In Germania c’è invece quello di Altena, piccola cittadina della Renania settentrionale, il cui sindaco spera troverà nuova linfa vitale (e, soprattutto, nuovi stimoli economici) con l’arrivo e l’integrazione dei profughi. L’articolo di Quartz.

6. La nuova urbanistica dei rifugiati

L’arrivo di milioni di profughi e l’esigenza di garantire soluzioni di accoglienza e integrazione determina una trasformazione profonda della configurazione delle città europee

La riflessione sulla nuova urbanistica dei rifugiati su New Republic.

7. Le promesse non mantenute dell’Europa e la trappola Grecia

Migliaia e migliaia di rifugiati sono bloccati in Grecia – dove sono costretti a vivere in condizioni estremamente precarie, in campi sporchi, freddi e infestati di insetti – a causa del fallimento delle nazioni europee nel rispettare gli impegni presi nell’ambito del programma di relocation.

L’articolo dell’Independent e l’approfondimento di Osservatorio Balcani e Caucaso.

8. L’odissea di un rifugiato siriano, in fotografie

Il fotografo Matteo Bastianelli racconta attraverso i suoi scatti tre anni di vita in Europa di un giovane profugo siriano: scappato dal suo paese per fuggire a guerra e morte, Mohamed – che in Siria studiava ingegneria – ha attraversato l’Europa, è giunto in Germania dove ha trovato asilo, e sta ora cercando di costruirsi una nuova vita. Sempre però con l’idea di tornare a casa, appena possibile – “come nell’Odissea”. L’approfondimento del New York Times.

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Matteo Bastianelli su The New York Times Lens.

9. Rifugiati, perché servono nuove definizioni per politiche adeguate

Nonostante le grandi aspettative, il tanto atteso summit delle Nazioni Unite sulla crisi dei rifugiati si è concluso con una inutile dichiarazione politica, una lista di vaghi impegni degli stati e la promessa di riparlarne nel giro di due anni. Insomma, tante belle parole e nessun fatto concreto.

Per far sì che il dibattito sul futuro Refugee Compact non si riveli completamente inutile è ora necessario un radicale cambio di atteggiamento – partendo con una rimodulazione del concetto di vulnerabilità che permetta di riconoscere protezione alle troppe persone che oggi ne sono escluse. L’op-ed di Behzad Yaghmaian per Refugees Deeply spiega perché il punto di partenze per politiche efficaci è l’adozione di nuove definizioni.

10. I Nobel contro la retorica anti-migranti

I politici di tutto il mondo che fanno retorica contro le migrazioni si devono essere trovati momentaneamente a corto di argomenti a seguito della cerimonia dei premi Nobel: tutti i vincitori americani della prestigiosissima onorificenza sono infatti immigrati, sottolinea l’Independent. Insomma, i migranti stanno davvero invadendo gli Stati Uniti… con i loro premi Nobel (come nota Forbes)!

Etichettato con:fondazione moressa, Fortezza Europa, Grecia, migranti, muri, rifugiati, seconde generazioni, Siria, SPRAR, Ue, Zygmunt Bauman

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